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Archive for the ‘travel’ Category

© Füssen Tourismus und Marketing / www.guenterstandl.de

© Füssen Tourismus und Marketing / http://www.guenterstandl.de

Aspirò con un sommesso sibilo l’aria, l’aria umida e fresca di quel giorno piovoso.
Il sibilo divenne un rantolo, quindi un profondo, ruggente gemito.
Il re prigioniero stava alla finestra e gemeva.
Le sue mani scivolavano lungo quelle fradice sbarre di ferro, in su e in giù.
(Finestra con le sbarre. Gli ultimi giorni di Ludwig di Baviera.
Klaus Mann)

Nel 1959 usciva nelle sale cinematografiche il capolavoro di animazione La bella addormentata nel bosco, prodotto dalla Disney e basato sulla versione della fiaba di Charles Perrault.

Castello de La Bella Addormentata della Disney

Castello della Bella Addormentata della Disney

Come molti dei primi classici Disney, la storia inizia con un libro delle fiabe che si apre e subito la scena si focalizza su un maestoso castello in cima a un colle.

Ebbene questo castello esiste davvero e si trova in Germania, esattamente nel sud della Baviera, al confine con l’Austria: il castello di Neuschwanstein (letteralmente Nuova pietra del Cigno).

Walt Disney ne rimase talmente affascinato, che ne fece la dimora della principessa Aurora nel suo celebre film d’animazione, nonché il logo stesso della Disney, oltre a riprodurlo strutturalmente in tutti i parchi divertimento del mondo.

Ludwig II di Baviera nel giorno dell'incoronazione, dipinto di Ferdinand von Piloty, 1865.

Ludwig II di Baviera nel giorno dell’incoronazione, dipinto di Ferdinand von Piloty, 1865.

Ma se questa dimora fiabesca è affascinante, lo è ancor di più la figura del suo sovrano: re Ludwig II (1845-1886), il più eccentrico e discusso re della Baviera, noto soprattutto per la costruzione dei suoi castelli delle fiabe, per la sua ossessione per le opere di Richard Wagner e per l’arte, più che per le sue doti militari e politiche.

Sicuramente un personaggio fuori dal comune Ludwig, nato purtroppo in un’epoca “ostile” al suo modo di essere, trovandosi a soli 18 anni ad avere un ruolo e delle responsabilità a cui poco era avvezzo e di cui probabilmente poco gli importava, privilegiando le arti e la musica e rifiutando di sposarsi, per poi morire a soli 40 anni, annegato nel lago Starnberg in condizioni mai chiarite completamente, dopo essere stato deposto e dichiarato pazzo.

Castello di Neuschwanstein Deutsche Zentrale für Tourismus e.V.

Castello di Neuschwanstein
Deutsche Zentrale für Tourismus e.V.

Fatto costruire a partire dal 1868 in un ambiente intimo e in posizione dominante su un’alta rocca, Neuschwanstein, domina dall’alto dei suoi 965 metri i paesini di Fussen e Schwangau e il magnifico paesaggio circostante, caratterizzato da vari piccoli laghetti.

Fussen inoltre, è il punto di partenza/arrivo (a seconda se la si percorra da sud o da nord) della famosa Romantic Strasse, uno dei percorsi turistici tedeschi più famosi.

Il miglior mezzo per visitare questi luoghi è sicuramente con un automezzo proprio o a noleggio. Sinceramente non è stato facile trovare una camera libera e pare che sia così tutto l’anno. Alla fine tramite booking.com è stato possibile trovare un’ultima doppia con colazione, presso Hotel Garni Schlossblick, nella località di Hohenschwangau e ai piedi quasi, della rocca sulla quale sovrasta il castello di Neuschwanstein. Diciamo che è stata un’ottima soluzione, visto che potendo usufruire del parcheggio dell’albergo si risparmia notevolmente sui costosi e affollati parcheggi a pagamento presenti in loco. Quindi consiglio di alloggiare nei pressi del castello.

Castello di Hohenschwangau Foto di Angela Di Matteo

Castello di Hohenschwangau
Foto di Angela Di Matteo

Finora ho citato solo Neuschwanstein, ma questo schloss non è stata l’unica residenza dei re bavaresi. A meno di 1 Km da Neuschwanstein infatti, troviamo il castello di Hohenschwangau, dimora dei genitori di Ludwig e dove lui stesso trascorse la sua infanzia e la sua gioventù.

Consiglio una visita combinata di questi due castelli, meglio se prenotata già online, vista la grande affluenza.

Per entrambi i castelli, la visita è guidata e organizzata in gruppi, in fasce orarie prestabilite, con l’ausilio di audioguide in varie lingue, anche in italiano. Particolarità: i castelli sono raggiungibili anche con carrozze trainate da cavalli. Io suggerisco, per chi vuole risparmiare e farsi una passeggiata, ammirando dall’alto il piccolo lago Alpsee, di raggiungere il castello di Hohenschwangau a piedi, visto che la salita al castello non è faticosa, mentre Neuschwanstein (percorso più faticoso e lungo) con il comodo bus navetta, a pochi passi dalla biglietteria dove avvengono le prenotazione per le visite ai castelli.

Veduta del Castello di Hohenschwangau e del lago Alpsee. Foto di Angela Di Matteo

Veduta del Castello di Hohenschwangau e del lago Alpsee. Foto di Angela Di Matteo

Meravigliosa in questo castello è la Sala del Cavaliere del Cigno, dove pregevoli pitture murali, rappresentano scene relative alla leggenda del cavaliere del cigno Lohengrin, e la Sala degli Eroi, dove diversi dipinti raffigurano la leggenda di Wilkina e di Teodorico di Verona, il regnante scomparso in Germania.

Per approfondire la conoscenza di Ludwig II e dei Wittelsbach, si consiglia di visitare il Museum der bayerischen Könige, il Museo dedicato ai Re bavaresi che si trova ai piedi del castello di Hohenschwangau e si affaccia sull’ Alpsee. Tra i pezzi più interessanti, spiccano un imponente servizio da tavola in bronzo dorato dedicato alla saga dei Nibelunghi e il mantello di velluto blu che Ludwig II utilizzava come gran maestro dell’Ordine di San Giorgio.

Raggiungiamo poi Neuschwanstein, il castello delle fiabe per eccellenza, simbolo per Ludwig della cultura e della regalità medievale, che il sovrano bavarese ammirava e ambiva ricostruire.

Il nome tedesco Neuschwanstein può essere tradotto in italiano come Nuova pietra del Cigno, con possibile richiamo all’idea di Nuova roccaforte del Cigno; tale nome è collegato infatti alla sua costruzione nel territorio di Schwangau, Contea del Cigno, avvenuta successivamente rispetto ad altri castelli più antichi.

Hohenschwangau

Fontana con cigno presso castello di Hohenschwangau. Foto di Angela Di Matteo

Preciso che il cigno era l’animale araldico dei conti di Schwangau, di cui Ludwig II si considerava il successore. Al contempo è anche il simbolo cristiano della “purezza”, cui Ludwg aspirava

Tutto il suo splendore lo si può ammirare da fuori, con i suoi torrioni, le sue mura bianche e la sua collocazione, che è senza alcun dubbio straordinaria. Il castello infatti si trova su una rocca, circondato dalle montagne e da tre laghi. Per godere di una splendida vista sul castello occorre raggiungere il ponte di Maria (Marienbrücke), così chiamato in onore della regina Maria, madre di Ludwig II, che è sospeso sopra la gola del Pöllat.

L’atmosfera fiabesca continua poi nelle sale interne, riccamente arredate e decorate, con dipinti murali, inno al romanticismo e alle antiche leggende medievali germaniche. I cicli pittorici di Neuschwanstein sono ispirati alle opere di Richard Wagner, al quale il re dedicò il castello.

Link informativi utili (anche in lingua italiana):

http://www.neuschwanstein.de/ital/tourist/index.htm

www.ticket-center-hohenschwangau.de

http://www.bavieraturismo.it/

http://www.fuessen.de/it.html

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Kusakabe Kimbei (attr.), Il Parco del Principe Hotta a Tokyo, ante 1893

Kusakabe Kimbei (attr.), Il Parco del Principe Hotta a Tokyo, ante 1893

Fino al prossimo 5 giugno, al Palazzo del Governatore di Parma, sarà in mostra il Giappone Segreto: un’esposizione di 140 fotografie originali, capolavori della scuola di Yokohama (Yokohama Shashin) realizzate da grandi maestri giapponesi ed europei fra il 1860 e il 1910.

In quel tempo il Giappone, che si stava aprendo all’ Occidente, fu testimone di un insolito connubio tra la tecnica fotografica occidentale e la maestria dei pittori locali, eredi di un’antica e raffinata tradizione, capaci di applicare perfettamente il colore anche su minuscole superfici in carta all’albumina, al punto da renderle difficilmente distinguibili dalle moderne fotografie a colori.

La mostra è parte del programma ufficiale delle celebrazioni del 150° anniversario della firma del Trattato di Amicizia e di Commercio tra Italia e Giappone, siglato nel 1866, che sanciva l’avvio delle relazioni diplomatiche tra i due paesi. Inoltre celebra il recente accordo di scambio tra Parma e la Prefettura di Kagawa in campo economico, culturale e di promozione del territorio.

Adolfo Farsari, Ritratto di Enrico II di Borbone in abiti giapponesi, 1889

Adolfo Farsari, Ritratto di Enrico II di Borbone in abiti giapponesi, 1889

Il legame tra Parma e il Giappone ha profonde radici storiche. Ne è una prova la figura di Enrico II di Borbone, fratello minore di Roberto I di Borbone, ultimo regnante del Ducato di Parma. Questi, accompagnato dalla moglie Adelgonda di Braganza, figlia di re Miguel del Portogallo, si rese protagonista, tra il 1887 e il 1889, di un lungo viaggio in Asia, in particolare in Giappone, da cui riportò un’enorme numero di opere d’arte che hanno costituito il patrimonio da cui è nato, nel 1925, il Museo d’Arte Orientale di Venezia.

Ed è proprio da Enrico II di Borbone e da sua moglie Adelgonda che inizia il percorso espositivo, per poi snodarsi in un itinerario tematico che ruota intorno ai capolavori della scuola di Yokohama e dei suoi maggiori interpreti: Felice Beato (1832-1907), Raimund von Stillfried-Ratenicz (1837-1911), Adolfo Farsari (1841-1898), Ueno Hikoma (1838-1904), Kusakabe Kimbei (1841-1934), Tamamura Kōzaburō (1856-1923) e Ogawa Kazumasa (1860-1929)

Kusakabe Kimbei, Ritratto di Adelgonda di Braganza in abiti giapponesi, 1889

Kusakabe Kimbei, Ritratto di Adelgonda di Braganza in abiti giapponesi, 1889

I soggetti delle fotografie rappresentano un Giappone da cartolina, riproduzione di una realtà parziale che coniuga da un lato la ricerca dell’esotico dei viaggiatori occidentali (i globetrotter), acquirenti esclusivi delle fotografie e dall’altro il sentimento nostalgico (furusato) avvertito dai giapponesi per l’inesorabile scomparsa di tradizioni secolari.

Le fotografie, originariamente concepite per assortire gli album-souvenir dei viaggiatori stranieri nel paese del Sol Levante, furono poi utilizzate per alcuni decenni per la stampa delle cartoline e per illustrare una ricca pubblicistica fatta di guide, di resoconti di viaggio e, soprattutto, di descrizioni della vita quotidiana e dei costumi di un mondo che appariva all’Occidente, come la quintessenza di un Oriente senza tempo: una terra di geisha e samurai, di pagode e misteriosi costumi. Si trattò di una produzione immensa, che alle stampe all’albumina, colorate a mano, associò ben presto opere realizzate su supporti diversi, con le tecniche della collotipia, della fotolitografia, della litografia a colori e della pittura a olio fotografica. Un ultimo e importante genere di supporto fu il vetro, adoperato dapprima per i semplici ambrotipi e, dal 1874 in poi, per la realizzazione di una grande quantità di lastrine colorate a mano, chiamate gentō-ban, proiettate grazie a una lanterna.

Kusakabe Kimbei, Donna che si lava i capelli, 1890 circa

Kusakabe Kimbei, Donna che si lava i capelli, 1890 circa

Nella prima sezione della mostra, si ripercorre Il viaggio dei globetrotter lungo le strade del Giappone, attraverso vedute di paesi e città, di villaggi, castelli e spazi urbani, oltre a scenari marini e fluviali con tutto il contorno di vie d’acqua, ponti, canali e imbarcazioni. Quindi s’indagherà il dominio della natura con la rappresentazione del paesaggio e di una natura educata dalla cultura e si proseguirà analizzando la vita 

Ogawa Kazumasa, Samurai, 1890 circa

Ogawa Kazumasa, Samurai, 1890 circa

con scene rurali e ritratti di contadini, interni delle case e di individui impegnati in altre attività economiche; il mondo dell’arte che presenterà, oltre alle immagini di momenti di teatro, musica e danza, anche i protagonisti di questi spettacoli e venti rari biglietti da visita, che ritraggono attori del teatro kabuki, la religione e la ritualità, con i ritratti dei diversi operatori del sacro e le immagini delle occasioni liturgiche e cerimoniali, gli eroi dell’ultraesotico, con i ritratti di alcuni dei personaggi tipici della cultura giapponese del tempo, come samurai, kendoka, lottatori di sumo, uomini tatuati.  Chiude idealmente la mostra la sezione dedicata all’immagine della donna, che permette di cogliere le coordinate ideologiche di un modello idealizzato di bellezza femminile asiatica che s’impose attraverso una sorta di cliché, destinato a durare a lungo nel tempo.

Kusakabe Kimbei, Tre ragazze, 1880-1890

Kusakabe Kimbei, Tre ragazze, 1880-1890

Le fotografie saranno messe in relazione anche ad alcuni esempi di arte decorativa giapponese, tra cui spiccano un’armatura da samurai del XVIII secolo, le maschere del teatro classico nō e alcuni splendidi kimono, oltre a preziosi album-souvenir con le copertine in lacca, 20 rare carte de visite, 12 stampe xilografiche policrome, dei migliori maestri dell’ ukiyo-e quali Hokusai, Hiroshige e Utamaro,

Armatura

Armatura- foto di Angela Di Matteo

Il Giappone Segreto comprende anche un programma di attività (incontri di approfondimento e dimostrazioni di arti tradizionali) che riprendono e approfondiscono, in dialogo col pubblico, alcuni dei temi trattati dall’esposizione temporanea.

Per tutte le informazioni: www.giapponesegreto.it


Italia e Giappone celebrano nel 2016 i 150 anni del Trattato di Amicizia con un ricco calendario di eventi in tutta Italia. Il programma è visibile sul sito :
http://www.it.emb-japan.go.jp/

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coppa cobram

Ritorna il prossimo 5 marzo, in un’edizione tutta special, la Coppa Cobram, la gara ciclistica amatoriale demenziale, non competitiva!

coppa cobram lago di gardaLa Coppa Cobram InsideGarda – edizione speciale 2016, prende il nome direttamente dal principale sostenitore della manifestazione. InsideGarda infatti, è una nuovissima realtà gardesana riguardante il Consorzio Albergatori e Ristoratori Sirmione e Hotels Promotion Desenzano che hanno siglato un importante progetto: le due associazioni collaborano per la realizzazione di eventi di rilievo sul Benaco.

Non aspettatevi però nulla di simile alla classica edizione di fine estate. Questa avrà innanzitutto un limitato numero di partecipanti, fissato a 150, che saranno invitati a rispettare un rigidissimo dress-code: abbigliamento rigorosamente fantozziano o vintage.

Anche sulle biciclette le regole saranno ferree e imperative: unicamente mezzi d’epoca (vietatissime mountain bike, bici moderne da corsa o peggio, elettriche e/o a pedalata assistita). Riproduzioni di mezzi retrò saranno invece ammesse. E come prevedono le regole schiavistico-aziendali del reparto matricole, alle quali gli impiegati non possono appellarsi in alcun modo, non si faranno favoritismi: parteciperanno coloro che riusciranno per primi a iscriversi. Il Visconte Cobram su questo è stato molto chiaro!

coppa cobram lago di garda

Partenza e arrivo non saranno all’esterno dalla bottega del Biciclettaio Matto, bensì in Castello, a Desenzano del Garda. Il motivo è presto detto: nelle sale verrà allestita una mostra con gli scatti più belli, divertenti e tragicomici dell’ultima edizione. Verrà inoltre proiettato un film che ricalcherà sempre e immancabilmente lo spirito goliardico e fantozziano dell’evento: si tratta di un corto basato sulle riprese effettuate durante la Coppa Cobram del Garda 2015 e… tanto altro.

Anche il percorso non avrà nulla a che vedere con la classica Coppa Cobram. Si partirà infatti dal Castello per fare una breve pedalata sino all’imbarco dei battelli, da lì partecipanti e bici verranno caricati sul mitico Tonale per dirigersi a Sirmione. Nel tragitto verrà fornita la Bomba, preparata e distribuita dallo staff del Classic Rock Beach Cafè di Rivoltella, utile per affrontare con energia la giornata.

Arrivati in penisola, si farà un’altra sgambata sino ad arrivare al Parco Callas dove si terrà il Tozzifan-nic, ovvero un “pic-nic alla bersagliera” con pranzo al sacco.

Il ritorno però…sarà sadicamente in bici! Arrivo e premiazioni in Castello a Desenzano e cena, rigorosamente in tenuta da gara, sul battello.

Anche questa volta il Biciclettaio Matto darà in omaggio al personaggio più azzeccato e ben studiato, uno dei suoi capolavori: la “Officine Meccaniche Lonati”. Telaio Sport anni 70, scattofisso a 2 velocità, guarnitura originale d’epoca, manopole in legno, sella Brooks Team Pro Chrome e catena KMC Kool Knight. Insomma, una bici con gli attributi! Che il Visconte Cobram stia diventando troppo buono?!

Info: http://www.coppacobram.eu/

#pedalilei

September 10th, 1955, New York City

September 10th, 1955, New York City / © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Si sa che molti artisti diventano famosi solo dopo la loro morte. È il caso di Vivian Maier (New York, 1926 – Chicago, 2009), tata americana di mestiere, ma fotografa per vocazione, in mostra per la prima volta a Milano, fino al 31 gennaio presso lo Spazio Forma Meravigli, con 120 fotografie in bianco e nero, realizzate tra gli anni ‘50 e ’70 tra New York e Chicago, insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni ’70 e ad alcuni filmati in super 8.

Aldilà dei suoi scatti,  ciò che incuriosisce di Vivian Maier è proprio il mistero che aleggia sulla sua vita e su sé stessa. Leggi il seguito di questo post »

fonte castellidelducato.it

fonte castellidelducato.it

foto di Angela Di Matteo

Decorazioni soffitti stanze Piano Nobile. Foto di Angela Di Matteo

Non avrà gli sfarzi di Versailles o la regalità di Caserta, ma comunque vale la pena visitare questo elegante palazzo, tappa del circuito dei Castelli del Ducato di Parma a Piacenza.

Immersa nella campagna parmense e al centro della piazza principale, la Reggia di Colorno ha visto negli anni l’avvicendarsi delle storie delle varie famiglie nobili che l’hanno abitata: dai da Correggio, ai Terzi; dalla contessa Barbara Sanseverino, che la trasformò da rocca in corte colta e sofisticata, ai Farnese e poi ai Borbone, con i quali raggiunse la sua magnificenza.

Nel 1731 infatti, alla morte di Antonio Farnese, ultimo Duca di Parma, che non lasciò eredi, la Reggia di Colorno passò per discendenza materna a Carlo III di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Borbone, reali di Spagna. Leggi il seguito di questo post »

DSC_1221

 

DSC_1223Per qualcuno potrà essere macabro, ma l’identità e la storia di un luogo si scoprono anche visitando il suo cimitero.

A Pola, nei pressi della spiaggia cittadina di Valkane, si trova il Cimitero della Marina di Guerra (K.u.K. Marinefriedhof). Immerso in un grande parco, l’ex camposanto Austroungarico fu fondato nel 1862 e per la sua costruzione il Ministero della Marina acquistò 4000 m2 di terreno. Oggi, il cimitero si estende su una superficie di oltre 22.000 m2, e secondo i dati attualmente disponibili, vi sarebbero sepolte circa 150.000 persone.

DSC_1219In questo luogo infatti, sono sepolti anche 12 ammiragli dell’Impero Austroungarico e un ammiraglio turco, circa 300 soldati italiani e tedeschi, le vittime del naufragio della nave passeggera Baron Gautsch e gli equipaggi delle navi militari Szent Istvan e Viribus Unitis. Recentemente, il cimitero è stato incluso nella lista dei monumenti sotto il patronato della Convenzione dell’Aia.

*Le foto pubblicate sono di mia proprietà, pertanto

ne è vietato qualsiasi uso senza la mia preventiva autorizzazione.

faro salvore

La parola Italia è una espressione geografica,
una qualificazione che riguarda la lingua,
ma che non ha il valore politico che gli sforzi
degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle.

(Klemens von Metternich)

Era da anni che mi attirava l’idea di soggiornare in un faro nel totale silenzio, rotto solo dal rumore del mare, così visto che in Croazia questa è un’esperienza praticata da tempo (in Italia si sono svegliati a inizio giugno…), ho contattato l’azienda pubblica Plovput, concessionaria dei fari in Croazia e tra i vari che ha in gestione, ho scelto il più antico dell’Adriatico: il faro di Salvore.

faro salvoreCollocato poco dopo il confine con la Slovenia, nella parte più occidentale dell’Istria nella tranquilla località di Salvore o Savudrija, si racconta che il faro fu costruito nel 1818 per volontà del principe Metternich, diplomatico e politico austriaco che lo dedicò a una nobildonna croata della quale si era innamorato, in occasione di un ballo a Vienna. Purtroppo la struttura, dove sarebbero vissuti insieme, non accolse mai suoi padroni: la nobile croata morì lo stesso giorno in cui fu completata la costruzione del faro e il conte non lo visitò mai più.

Il faro il cui segnale luminoso è visibile da 17 miglia nautiche, ovvero da 32 km di distanza, è alto 36 m e costruito con la bianca pietra locale. Esso fa parte di quella “via luminosa”, che gli austriaci, dopo il congresso di Vienna del 1815, progettarono lungo le coste adriatiche del proprio impero. La sua accensione avvenne sotto gli occhi dell’imperatore austriaco Francesco I, ricordato nell’iscrizione alla base del faro stesso, allora in visita a Trieste e di passaggio a Salvore.

20150615_062811Attualmente il faro è abitato da un guardiano con la sua famiglia ed è collegato molto bene con l’area circostante, dove gli ospiti che vi alloggiano, oltre al mare a pochissimi metri, hanno tutto ciò che può servire loro a portata di mano.

Info:
www.plovput.hr
www.lighthouses-croatia.com

*Le foto postate sono di mia proprietà, pertanto ne è vietato qualsiasi uso senza la mia preventiva autorizzazione.

 

 

 

fonte castellodelcatajo.it

fonte castellodelcatajo.it

In provincia di Padova, esattamente a Battaglia Terme, tra i colli Euganei e la campagna veneta, è possibile visitare il Castello del Catajo.

Costruito per volere di Pio Enea degli Obizzi, in soli tre anni dal 1570 al 1573, il Castello celebrava la gloria della famiglia Obizzi, capitani di ventura originari della Borgogna, trasferitisi in Italia a seguito dell’Imperatore Arrigo II.
Ampliato nel corso del 1600 e impreziosito di numerose e importanti collezioni, il Catajo passò successivamente agli Estensi, a causa della mancanza di eredi da parte dell’ultimo rappresentante della famiglia degli Obizzi, Tommaso, il quale lasciò loro una dimora dotata di un museo talmente ricco (ospitava anche un fregio del Partenone), da essere considerato una delle meraviglie dello Stato Veneto. Leggi il seguito di questo post »

 IMG_9826Voglio inaugurare questa rubrica partendo da Napoli, dove il culto dei morti è una vera e propria venerazione, segnalandovi uno dei suoi luoghi più misteriosi e suggestivi: il Cimitero delle Fontanelle.

Il Cimitero delle Fontanelle era un antico ossario, situato in una ex cava di tufo nel cuore del rione Sanità, destinato a seppellire le salme della popolazione che non trovarono posto nelle pubbliche sepolture delle chiese.

Chiamato in questo modo per la presenza in tempi remoti di sorgenti d’acqua, il cimitero che si sviluppa per circa 3.000 m² (mentre le dimensioni della cavità sono stimate attorno ai 30.000 m³), accoglie 40.000 resti di persone, vittime soprattutto della grande peste del 1656 e del colera del 1836. Leggi il seguito di questo post »

Giovanni Manna, La famiglia Bergoglio arriva in Argentina, acquerello e china, 2013

Giovanni Manna, La famiglia Bergoglio arriva in Argentina, acquerello e china, 2013

Pellegrini antichi e nuovi, conquistatori d’imperi, ricercatori di fortuna, fino ai marciatori delle metropoli e ai viaggiatori dello spazio, ansiosi di imprimere un’orma sul suolo di qualche deserto planetario, siamo tutti in viaggio, in cammino, verso orizzonti lontani o mete vicine.
L’uomo sin dall’inizio dei tempi nasconde nel cuore un profondo anelito a uscire da sé, raggiungere un oltre, inseguire un sogno, un desiderio, viaggiare verso l’altro, il diverso.
Cosa accade in una personalità quando lascia le proprie sicurezze per partire alla ricerca del nuovo? Quali emozioni accompagnano il viaggio?
E soprattutto: che senso ha viaggiare?

Il viaggio. È questo il tema che contraddistingue la settima edizione della rassegna internazionale di illustrazione, in mostra  a Palazzo Roverella (Rovigo) fino al prossimo 11 gennaio.

Un tema che si presta a molteplici sfaccettature, che può essere considerato un’esperienza di vita e assumere significato attraverso la storia, i testi sacri e i racconti mitologici, i riti e le tradizioni che rivelano la dimensione emotiva e spirituale delle partenze e dei ritorni.

Le opere di illustratori italiani e stranieri esposte in mostra, un centinaio in tutto, approfondiscono gli aspetti legati al desiderio di conoscenza e di scoperta verso terre lontane, e sottendono risvolti di tipo psicologico, emotivo e spirituale che accomunano il sentire di chi parte, fosse anche una partenza simbolica.

Info: http://www.palazzoroverella.com/il-viaggio/


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CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

testo

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

OPERA D’ARTE IN CORSO DI AMMIRAZIONE

"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

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