CityVox

Vivian Maier. Una fotografa ritrovata

Posted on: 16/01/2016

September 10th, 1955, New York City

September 10th, 1955, New York City / © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Si sa che molti artisti diventano famosi solo dopo la loro morte. È il caso di Vivian Maier (New York, 1926 – Chicago, 2009), tata americana di mestiere, ma fotografa per vocazione, in mostra per la prima volta a Milano, fino al 31 gennaio presso lo Spazio Forma Meravigli, con 120 fotografie in bianco e nero, realizzate tra gli anni ‘50 e ’70 tra New York e Chicago, insieme a una selezione di immagini a colori scattate negli anni ’70 e ad alcuni filmati in super 8.

Aldilà dei suoi scatti,  ciò che incuriosisce di Vivian Maier è proprio il mistero che aleggia sulla sua vita e su sé stessa.

È il 2007 quando John Maloof, all’epoca agente immobiliare, acquista durante un’asta parte dell’archivio fotografico della Maier confiscato per un mancato pagamento. Capisce subito di aver trovato un tesoro prezioso e da quel momento non smetterà di cercare materiale riguardante questa misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare oltre 150.000 negativi e 3.000 stampe portando alla luce dunque, il talento nascosto e mai rivelato della bambinaia fotografa.

Sì perché Vivian Maier, fotografava per sé stessa; le sue fotografie non sono mai state esposte, né pubblicate mentre lei era in vita e la maggior parte dei rullini, non sono stati mai sviluppati.

9.Senza titolo, 3 settembre 1954

Senza titolo, 3 settembre 1954 / © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Armata di Rolleiflex, che teneva sempre al collo, la Maier realizzò, giorno dopo giorno, durante il suo tempo libero e le passeggiate con i bambini che accudiva, migliaia di immagini che hanno documentato l’ambiente e l’epoca in cui ha vissuto. Perlopiù scene urbane di uomini, donne e bambini immortalati nel loro quotidiano e a volte nei loro drammi; gente spesso ai margini della società, colti nei loro istanti più intimi, ma anche oggetti di uso comune, luoghi e lei stessa.

Untitled, Undated

Senza titolo, senza data / © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Forse quello degli autoritratti è l’elemento più interessante dei suoi lavori: Vivian Maier con sguardo austero, proiettandosi nelle vetrine, nelle pozzanghere, nella sua stessa ombra, fotografava sé stessa. Donna eccentrica e solitaria dunque, per la quale la fotografia fu l’unico modo per interagire con gli altri e per “cercarsi”.

4.New York, 1954

New York, 1954 / © Vivian Maier/Maloof Collection, Courtesy Howard Greenberg Gallery, New York.

Per chi può, consiglio di visitare questa mostra non nei giorni festivi, proprio per la numerosa affluenza e per potersi soffermare meglio sugli scatti della Maier.

Consiglio inoltre prima di vedere la mostra, il documentario Alla ricerca di Vivian Maier: la tata con la Rolleiflex, un film di John Maloof e Charlie Siskel, per conoscere chi è stata Vivian Maier.

Info mostra: Vivian Maier. Una fotografa ritrovata –  http://www.formafoto.it/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

CityVox BS

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

testo

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

OPERA D’ARTE IN CORSO DI AMMIRAZIONE

"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

Categorie

NOTA BENE

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, in quanto non viene aggiornato periodicamente, né è da considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della Legge n. 62 del 7.03.2001.
È vietata la riproduzione anche parziale di articoli e foto senza la MIA autorizzazione.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: