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I CASTELLI DEL DUCATO DI PARMA E PIACENZA – LA REGGIA DI COLORNO

Posted on: 07/11/2015

fonte castellidelducato.it

fonte castellidelducato.it

foto di Angela Di Matteo

Decorazioni soffitti stanze Piano Nobile. Foto di Angela Di Matteo

Non avrà gli sfarzi di Versailles o la regalità di Caserta, ma comunque vale la pena visitare questo elegante palazzo, tappa del circuito dei Castelli del Ducato di Parma a Piacenza.

Immersa nella campagna parmense e al centro della piazza principale, la Reggia di Colorno ha visto negli anni l’avvicendarsi delle storie delle varie famiglie nobili che l’hanno abitata: dai da Correggio, ai Terzi; dalla contessa Barbara Sanseverino, che la trasformò da rocca in corte colta e sofisticata, ai Farnese e poi ai Borbone, con i quali raggiunse la sua magnificenza.

Nel 1731 infatti, alla morte di Antonio Farnese, ultimo Duca di Parma, che non lasciò eredi, la Reggia di Colorno passò per discendenza materna a Carlo III di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e Filippo V di Borbone, reali di Spagna.

Particolari soffitti Piano Nobile. Foto di Angela Di Matteo.

Particolari soffitti Piano Nobile. Foto di Angela Di Matteo.

Divenuto Re di Napoli nel 1734, Carlo di Borbone lasciò poi il ducato a suo fratello Filippo, portando con se parte delle bellissime collezioni e arredi, di proprietà della sua famiglia, dalla Reggia alla città partenopea, dove tutt’oggi sono esposte al museo di Capodimonte.

I nuovi Duchi Don Filippo di Borbone e la moglie Louise Elisabette, figlia di Re Luigi XV di Francia, portarono la vita di palazzo a un momento di grandissimo splendore, facendo di Colorno una delle più sontuose residenze europee. Qui furono chiamate maestranze francesi, che insieme agli artigiani di corte, trasformarono gli interni della Reggia fino a renderli simili a quelli di Versailles.

foto di Angela Di Matteo

foto di Angela Di Matteo

La reggia passò poi a Ferdinando di Borbone e a sua moglie Maria Amalia d’Asburgo. Ferdinando, uomo molto religioso, che probabilmente avrebbe preferito una vita monastica piuttosto che di “comando”, fece ricostruire l’oratorio di corte di San Liborio e l’attiguo convento dei Domenicani, direttamente collegato al suo appartamento privato da uno stretto corridoio. Nel suo appartamento privato, molto modesto rispetto ai fasti della dimora, venne inoltre realizzata una biblioteca con più di 6000 volumi e un interessante osservatorio astronomico.

Alla morte di Ferdinando, il Ducato di Parma venne annesso da Napoleone alla Francia e anni dopo a seguito dell’ unità d’Italia, il Palazzo passò ai Savoia. Sotto la dinastia sabauda, quasi tutto l’arredo della Reggia fu trasferito nelle loro diverse residenze.

Nel 1871 il Palazzo ormai completamente spoglio venne venduto dal Demanio dello Stato alla Provincia di Parma che, quasi un secolo dopo, dal 1978, iniziò un imponente lavoro di restauro che ha portato all’apertura al pubblico del Piano Nobile (nel 1990), alla ricostruzione del Giardino alla francese (Maggio 2000) ed all’apertura dell’Appartamento del Duca Don Ferdinando di Borbone.

Oggi la Reggia Ducale di Colorno è visitabile con una bella mostra guidata, il cui percorso comprende il bellissimo Piano Nobile, l’Appartamento del Duca Ferdinando di Borbone e la Cappella Ducale di San Liborio. È possibile visitare invece in autonomia i giardini esterni del palazzo.

Tulle le informazioni su: http://www.turismo.comune.colorno.pr.it

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CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

testo

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

OPERA D’ARTE IN CORSO DI AMMIRAZIONE

"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

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