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Il Castello del Catajo

Posted on: 19/04/2015

 

 

 

fonte castellodelcatajo.it

fonte castellodelcatajo.it

In provincia di Padova, esattamente a Battaglia Terme, tra i colli Euganei e la campagna veneta, è possibile visitare il Castello del Catajo.

Costruito per volere di Pio Enea degli Obizzi, in soli tre anni dal 1570 al 1573, il Castello celebrava la gloria della famiglia Obizzi, capitani di ventura originari della Borgogna, trasferitisi in Italia a seguito dell’Imperatore Arrigo II.
Ampliato nel corso del 1600 e impreziosito di numerose e importanti collezioni, il Catajo passò successivamente agli Estensi, a causa della mancanza di eredi da parte dell’ultimo rappresentante della famiglia degli Obizzi, Tommaso, il quale lasciò loro una dimora dotata di un museo talmente ricco (ospitava anche un fregio del Partenone), da essere considerato una delle meraviglie dello Stato Veneto.
Il Castello passò poi alla famiglia degli Asburgo che lo spogliò quasi completamente delle sue collezioni, trasportandole a Vienna e al Castello di Konopischt vicino Praga. Dopo la prima guerra mondiale, il complesso venne poi ceduto al Governo italiano che lo vendette nel 1929 alla famiglia dei Dalla Francesca, attuale proprietaria.

Il nome Catajo, originariamente fu associato a Catai, nome con cui veniva indicata la Cina nel Medioevo; in realtà il Castello deve il suo nome alla località in cui è sorto “Cà del Tajo” cioè “tenuta del taglio”, con possibile riferimento allo scavo del Canale di Battaglia, che tagliava a metà molti appezzamenti agricoli.

Questo imponente complesso, a metà fra una fortezza militare e una sfarzosa villa principesca, è aperto al pubblico: una guida accompagna gli ospiti all’interno del Castello, spiegando e illustrando le particolarità del complesso.

Cortile dei Giganti (fonte castellodelcatajo.it)

Cortile dei Giganti (fonte castellodelcatajo.it)

Dal settecentesco e monumentale portale di ingresso si accede al Cortile dei Giganti, spesso utilizzato per scenografiche rappresentazioni teatrali, tornei e naumachie, dato che il prato, tramite una ingegnosa rete idraulica, poteva essere allagato, diventando così una piscina.

Di fronte all’ingresso, notevole è la fontana dell’elefante fatta erigere da Pio Enea II Degli Obizzi nella seconda metà del secolo XVII, in cui reminiscenze mitologiche, come Bacco, si mescolano a nuove conoscenze esotiche, tipiche di quel secolo. Il grande elefante, che fa parte del gruppo scultoreo è uno degli unici tre dello stesso secolo presenti in Italia, assieme a quello del Bernini a Roma e quello del Parco dei Mostri di Bomarzo.

Fontana dell'elefante (fonte castellodelcatajo.it)

Fontana dell’elefante (fonte castellodelcatajo.it)

Particolari sono le scale esterne, ideate per essere adatte agli zoccoli dei cavalli, con i quali gli Obizzi raggiungevano il piano nobile, mentre la scala interna è stata scavata nella viva roccia del colle.
Arrivati al piano nobile del Castello, si entra nel grande salone affrescato, dove spicca l’albero genealogico della famiglia Obizzi. Da questa prima stanza si inizia la visita a tutti i saloni dell’appartamento di rappresentanza, interamente affrescati da Giovanni Battista Zelotti, uno dei più celebrati esponenti della pittura veneta rinascimentale e discepolo di Paolo Veronese.

Interni salone rappresentanza (fonte castellodelcatajo.it)

Interni salone rappresentanza (fonte castellodelcatajo.it)

L’intero ciclo pittorico è tra i più completi e importanti nel suo genere, è infatti tra i primi esempi di pittura auto celebrativa nel nord Italia. In quaranta riquadri si raccontano le vicende e le gesta della famiglia Obizzi, tra battaglie, matrimoni e tragici assassini, ingentilite nei soffitti e nei sovrapporta da varie allegorie e festoni con putti e fiori.

Visitando i saloni la guida racconterà le particolarità degli affreschi e dell’edificio e svelerà   curiosità e aneddoti dei secoli passati e dei tempi più recenti, in un affascinante viaggio nella gloriosa storia del castello e delle importanti famiglie che nei secoli l’hanno abitato.

La visita continua poi sulla grande terrazza, da cui si gode una incantevole vista sui Colli Euganei e sui giardini che circondano il castello, dove è ancora presente una peschiera  circondata da magnolie e una collezione di agrumi in vaso. Il giardino conserva tre tra gli alberi più importanti d’Italia: due gigantesche magnolie del ‘700 e un’imponente sequoia, tra i primi esemplari importati dall’America in Europa.

Curiosità: come ogni castello anche il Catajo ha il suo fantasma. Sembra che tra le sue mura si aggiri lo spirito di  Lucrezia degli Obizzi, moglie di Pio Enea II Obizzi, assassinata la notte del 14 novembre 1654 da uno spasimante respinto. Lo spirito della sfortunata Lucrezia vagherebbe nel Castello e molti sostengono di aver scorto una figura vestita di azzurro, affacciarsi alle finestre più alte del Catajo…

Info: www.castellodelcatajo.it

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CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

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Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

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"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

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