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Borley Rectory

Posted on: 08/02/2015

Borley-Rectory

Gli appassionati di haunting non possono non conoscere l’inquietante storia del Rettorato di Borley, uno dei luoghi più infestati d’Inghilterra.
Costruita nel 1863, per volere dell’ allora rettore della parrocchia di Borley, il reverendo Henry Dawson Ellis Bull, venne utilizzata come dimora di famiglia per oltre sessant’anni, nonstante la presenza di fenomeni inspiegabili…
Una cupa leggenda popolare raccontava che sul luogo dove il reverendo Bull aveva eretto la canonica, sorgeva anticamente un convento. Un monaco e una novizia erano stati arrestati mentre cercavano di fuggire insieme in carrozza. Il monaco fu giustiziato e la suora murata viva nel convento. Da allora, si diceva che i loro fantasmi e quello di una carrozza trainata da due cavalli vagassero inquieti a Borley.
Nel 1927, ai Bull succedette il reverendo Guy Smith, che vi abitò con la moglie per meno di un anno. Fu proprio durante la residenza del nuovo parroco che le infestazioni paranormali si presentarono con maggiore intensità. Smith quindi, chiese aiuto al Daily Mirror, che inviò il noto studioso di parapsicologia Harry Price.
Dagli abitanti della zona Harry Price venne a sapere che, nel corso dei decenni, molti testimoni avrebbero visto dopo il tramonto una monaca in abiti neri, percorrere a testa china il viottolo che univa il rettorato al limitare del bosco, tanto che quel viottolo era chiamato “sentiero della monaca”.
Harry Price decise di ricorrere alle sedute medianiche, attraverso le quali sarebbe venuto a contatto con lo spirito di una suora francese cattolica, Marie Lairre, vissuta nel XVII secolo.

Harry Price in visita alla famiglia del reverendo Foyster.

Harry Price in visita alla famiglia del reverendo Foyster.

In seguito, la canonica cambiò nuovamente inquilini, i coniugi Foyster. Con loro i fenomeni si fecero più frequenti e spesso delle scritte comparivano sui muri.
Per due anni, dopo i Foyster, lo stesso Price affittò la canonica e vi installò, a turno, alcuni suoi collaboratori che riportarono numerosi fenomeni.
Nel febbraio del 1939, l’ultimo inquilino, il capitano W. E. Gregson fece cadere accidentalmente una lampada a olio e l’incendio che si sviluppò distrusse l’intero edificio.
Nel 1943 Harry e i suoi collaboratori decisero di avviare degli scavi, che portano alla luce un osso parietale e una mandibola con cinque denti ancora inseriti. All’esame necroscopico i resti risultano appartenere a un essere umano di sesso femminile e di età inferiore ai trent’anni, che rappresenterebbe la monaca della leggenda. I resti vennero sepolti cristianamente. Già dal 1938, tuttavia, si sapeva che la parrocchia non era stata costruita sopra un antico monastero, ma sopra il terreno nel quale erano state sepolte le vittime di un’epidemia di peste del XVII secolo, e che in passato erano stati trovati molti altri resti umani.
imagesHUJZ1FRBNel 1944 le rovine dell’edificio vennero distrutte. Durante i lavori di demolizione, un inviato del Times fotografò un pezzo di mattone sospeso a mezz’aria.
Attualmente non rimane alcuna traccia della canonica, ma solo un terreno di proprietà privata.
Nel 1955, la Society for Psychical Research condusse un’approfondita inchiesta sul caso e concluse che non c’era alcun fenomeno che non potesse avere una spiegazione normale. Ma, soprattutto, l’indagine confermò che i fenomeni più clamorosi erano stati creati ad arte dallo stesso Price che sulla storia di Borley, aveva anche scritto tre libri di successo.
Borley è un piccolo villaggio nella campagna dell’Essex, vicino al fiume Stour. È raggiungibile imboccando l’A12 da Londra, direzione Sudbury.

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CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

testo

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

OPERA D’ARTE IN CORSO DI AMMIRAZIONE

"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

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