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GIAPPONE: DAI SAMURAI A MAZINGA, Treviso, Casa dei Carraresi, dall’ 11 ottobre 2014 al 31 maggio 2015.

Posted on: 29/11/2014

Armatura per samurai. Giappone, periodo Edo, XVIII secolo Metallo, cuoio e tessuto. Collezione privata.

Fino al 31 maggio 2015 è in mostra a Treviso il fascino del Giappone, della sua storia millenaria, della sua cultura, dal tempo dei Samurai e delle Geishe ai Robot eroi dei Manga.

1868. Questo il numero magico da cui prende il via il racconto del fascino, della cultura, dei misteri del Giappone. Nel 1868 infatti il Giappone destituiva l’ultimo shogun Tokugawa, restituiva il potere al giovane imperatore Meiji (1852-1912) e apriva le porte all’Occidente rivelando la sua cultura millenaria, frutto di una particolarissima evoluzione, del tutto inusuale per l’Occidente, proprio grazie alla chiusura che quest’arcipelago seppe custodire gelosamente per secoli (e per fortuna aggiungo…).

Mazinger Z Jumbo Machinder con Jet Scrander – Giappone, Popy, 1973 – Plastica e vinile, cm. 60 x 50,5 x 22. Oltre ai Chōgōkin, giocattoli in lega di metallo, la Popy introdusse sul mercato agli inizi degli anni ’70 un altro nuovo standard di giocattolo ispirato ai robot, i cosiddetti Jumbo Machinder, personaggi in plastica antiurto poco dettagliati e minimamente articolati ma di grande scala, con una altezza media di 60 cm. Mazinger Z e il suo jet alato venivano venduti separatamente.

Da quel 1868, il Giappone sviluppò una cultura del tutto originale, dovuta alle contaminazioni con l’esterno che seppero fondersi con lo spirito più misterioso di questo popolo, in un connubio di rara eleganza e straordinaria raffinatezza. In questo armonico contrasto – quasi un paradosso – risiede l’aspetto più interessante della cultura giapponese, creata da un popolo che diede i natali ai più feroci guerrieri – i Samurai -, e alle più delicate e raffinate figure femminili – le Geishe -; che seppe aspirare alla perfezione nel compiere ritualmente un unico gesto immutabile di secolo in secolo – la Cultura de Tè -, e perfezionare la propria tecnologia elevandosi ad esempio insuperato per tutto il mondo – i Robot -.

BELTA’ FEMMINILE. Giappone- metà del XIX secolo – Bambola in legno, carta, tessuto e gofun, h. cm. 35,5 – Università degli Studi di Padova, Centro di Ateneo per i Musei, Museo di Antropologia. Questa bellissima bambola raffigura una tipica beltà femminile. Vestita di abiti lussuosi, si ripara da sole o pioggia con un ombrellino, rivolgendo lo sguardo verso l’alto in una posa seducente. Questo genere di bambola si chiama ishō-ningyō, un termine che fa riferimento proprio alla preziosità dei tessuti.

Giocata su questo contrasto, la ricchissima mostra proposta da Sigillum – curata da ADRIANO MÀDARO e FRANCESCO MORENA, allestita dagli architetti Marco Sala e Giovanna Colombo – espone oltre 500 reperti, tra oggetti d’arte databili tra il XVII e il XX secolo, prestiti da collezioni private e museali, armi, armature, ceramiche e porcellane, rotoli dipinti, paraventi, straordinarie lacche, stampe dell’Ukiyo-e (letteralmente “Immagini del Mondo Fluttuante”, opere dei grandi maestri Hokusai, Utamaro, Hiroshige), le Shunga (immagini erotiche), Netsuke, maschere, tessuti e preziosi Kimono, sculture in legno e in altri pregiati materiali. Nel percorso trovano ampio spazio anche strumenti didattici che illustrano l’arte antica e le più recenti tendenze della cultura e dell’arte, documentazione tratta da fumetti, fotografie, stralci di film del grande Akira Kurosawa.

Insomma tutto il Giappone dell’immaginario collettivo, che spazia appunto dai Samurai alle Geishe, alla Cerimonia del Té, alla paziente cultura del Bonsai, alla Festa dei Ciliegi in fiore, all’Ikebana, all’incanto ipnotico del teatro Kabuki, del teatro Nō, sino al fascino esercitato dalla pittura giapponese sui grandi movimenti pittorici europei, l’Impressionismo e l’Espressionismo, basti citare tra tutti Van Gogh e Monet. In mostra vi sono anche le due stampe di Hiroshige che furono modello per Van Gogh, il quale le copiò a testimonianza del suo apprezzamento per l’arte giapponese. Accanto a queste opere vi saranno anche le riproduzioni degli originali custoditi al Museo Van Gogh di Amsterdam.

A conclusione di questo racconto di viaggio, i curatori non potevano tralasciare il Giappone di oggi e la sua arte espressa nei famosissimi Manga. Disseminati lungo tutto il percorso espositivo, i Robot giunti in Italia negli anni Settanta grazie ai primi fumetti e video animati, come Mazinga Z, Goldrake, Jeeg Robot d’Acciaio, veglieranno sui visitatori, quasi come Samurai di un futuro che per molti oggi è nostalgico ed appassionato ricordo di gioventù.

Per tutte le informazioni sulla mostra: http://www.giapponedaisamuraiamazinga.com/it

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CITAZIONI & AFORISMI

‎Salivo per un sentiero di montagna e riflettevo. Se si usa la ragione il carattere s’inasprisce, se si immergono i remi nel sentimento si è travolti. Se s’impone il proprio volere ci si sente a disagio. È comunque difficile vivere nel mondo degli uomini. Quando il malessere di abitarvi s’aggrava, si desidera traslocare in un luogo in cui la vita sia più facile. Quando s’intuisce che abitare è arduo, ovunque ci si trasferisca, inizia la poesia, nasce la pittura. Non è stato un Dio, e neppure un Demone, a creare il mondo degli uomini. Ma solamente degli esseri umani, proprio come i nostri indaffarati vicini di casa, i nostri dirimpettai. Vivere in questo mondo creato da semplici uomini può essere sgradevole, ma dove emigrare? Dovremmo avventurarci in un luogo non umano, ammesso esista. Ma un tale luogo sarebbe ancora più inabitabile del mondo umano. Poiché è difficile vivere in un mondo da cui non si può evadere, si deve tentare di renderlo più accogliente così da poterci abitare meglio, sia pure per il breve tempo concesso all’effimera vita umana - (Guanciale d’erba di Natsume Soseki)

CONSIGLI DI LETTURA

testo

Nel 1943 il capitano James Gould, del Field Security Service, il servizio di spionaggio britannico, arriva a Napoli a bordo di un grosso camion. Conosce un po' di italiano, avendo trascorso diverse settimane a seguire gli insegnamenti di un conte toscano dall'aria funerea che gli ha fatto leggere Dante ad alta voce. Per l'intelligence britannica può dunque egregiamente svolgere il suo compito di "ufficiale dei matrimoni", di soldato, cioè, incaricato di verificare che le "fidanzate" dei suoi commilitoni desiderose di trasformarsi in "mogli" siano "idonee" e di "buon carattere", vale a dire che non siano prostitute. Gould è un giovanissimo capitano di scarsa esperienza nel commercio col mondo. Ha appena ricevuto una lettera in cui Jane, la sua fidanzata, l'ha piantato per un aviatore polacco in grado di darle, ha osato dire, quello che le mancava. Inesperto e, tuttavia, deciso a onorare la sua missione, il capitano si ritrova catapultato nella Napoli del '43. Un giorno il capitano viene raggiunto dalla telefonata di un suo pari italiano che gli annuncia che dalle parti di Boscotrecase, un paese situato nella campagna attorno alla città, è stato avvistato un carro armato tedesco. James Gould accorre per imbattersi nella più strabiliante delle scoperte: il carro armato è guidato da un'affascinante giovane donna dai lunghi capelli neri, intenzionata a trasformarlo nel trattore che le è stato trafugato dalle truppe d'occupazione...

OPERA D’ARTE IN CORSO DI AMMIRAZIONE

"Egli mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice."

LA FANCIULLA SULLA ROCCIA A SORRENTO - Filippo Palizzi, 1871, olio su tela, cm 55x80, Fondazione Balzan Badia Polesine (Ro) - Sul bordo dello scoglio vi è una scritta: Egli, che mi pose a giacere su questa roccia, mi dice di guardarti da mattina a sera e dirti sempre: sii felice. Felice.

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